giovedì 24 febbraio 2011

Il Po è lento


Già. E il Ticino è rock. Non nell’accezione del Celentano nazionale: qui si parla della consistenza e del guizzo dell’acqua. L’uno, il Po, è il papà. L’altro, il Fiume Azzurro, è il figlio birbantello. Il saggio elefante e l’aggressivo ghepardo. L’animo gentile ma deciso contro il carattere imprevedibile e sempre fumino. Il grosso suv e la scattante city car. L’armonia del piano di Allevi e gli assoli ubriacanti di Malmsteen. Due fiumi così diversi, il Po e il Ticino. Il primo scorre placido e ti chiedi come possa spostare quell’imponente massa d’acqua con tale silenzio. I gorghi e i giri d’acqua emettono lievi fruscii che sembrano piccoli impercettibili gemiti. Quando ne contempli le sponde, senti i canti e i versi degli uccelli, non il rombo della corrente. Anche quando l’acqua cambia velocità: te ne accorgi per la lieve increspatura in superficie, non per l’attrito più tagliente sulle sponde. Il Ticino è diverso. È nervoso, vuole farti sempre sentire che c’è. La corrente è impetuosa, accarezza le pietre e i ciottoli con violenza, curva, scava buche, mangia le rive senza pietà. Quando lui cambia marcia, tu prima lo senti. E solo in un secondo momento lo vedi. L’eremita e il ragazzaccio: li accomuna la nostra impotenza davanti all’acqua che scorre. Davanti a una natura aspra, che si ama o si odia per quello che è: il fiume.

lunedì 21 febbraio 2011

La ricerca del lato positivo


Non sto vivendo un periodo fortunato. È evidente. Dopo cinque mesi privi di stipendio ho finalmente deciso di abbandonare la nave, licenziandomi senza avere un’alternativa concreta in mano. Risultato? Disoccupato: giornate a spedire mail, a compilare ogni giorno un nuovo curriculum preparato di tutto punto per l’azienda da contattare, più le lettere di presentazione che non so più come scrivere, in attesa di vedere la casella di posta che si illumina per leggere… l’ennesimo messaggio pre-impostato che ti dice “La ringraziamo per l’attenzione, il suo curriculum è stato inserito nel database, la contatteremo qualora il suo profilo corrispondesse alle nostre necessità”. La verità è che in questi anni sono stato fortunato – ho fatto il lavoro che mi piace, con i colleghi e i maestri giusti e con uno stipendio basso ma gratificante – mentre la realtà che vivono tanti altri miei coetanei è quella che sono costretto a vivere io ora. Finalmente posso capire bene come stanno! Eppure non è che non faccia nulla, anzi. Tuttavia vivo bloccato e passo il tempo a guardare lo schermo del cellulare in attesa della chiamata giusta. Che al momento, ahimè, non è ancora arrivata. Il nocciolo della questione è che non mi godo niente, neanche le pescate. Mi sento in colpa per la situazione che sto vivendo e faccio fatica a sbloccarmi. Sulla mia pelle porto virtualmente tatuato il detto “sfiga chiama sfiga”.

giovedì 3 febbraio 2011

Un vero eroe

Enrico per un po' di tempo ha giocato a basket con me nella squadra di Paderno. Un playmaker tutta grinta e rapidità con un cuore grande così. Non lo vedo da tantissimo tempo, ma leggere le sue imprese sportive sul Corriere della Sera ha fatto riaffiorare in me tantissimi (e bellissimi) ricordi. Se vuoi conoscere anche tu la sua storia, clicca qui: Corriere.it. Lui sì che è un vero eroe!