martedì 2 novembre 2010

[Endine 2010] Strike!


L’ultimo ricordo prima del buio totale della coscienza è il rombo di una moto che rompe il silenzio dietro di noi. Davvero un miracolo non sentire rumori dalla statale da almeno una mezz’ora abbondante. Cado in un sonno molto profondo, senza sogni. Riapro gli occhi sabato mattina ben prima che la sveglia suoni per il consueto recupero della canna “lunga”. Fuori dalla tenda non è ancora giorno; non è buio, perché non ho più bisogno della lampada frontale per muovermi, ma il sole non è ancora spuntato dalla montagna e non buca la lieve foschia che opprime il lago. Il viavai delle auto è ricominciato e stona con l’assoluta quiete sulla superficie. Qualche salto, poche bollate: il Lago di Endine sembra ancora immerso in un sonno da favola. Mi avvicino all’acqua per toccarla, come faccio ogni mattina. «Seconda notte di fila senza catture», dico tra me e me, mentre ripercorro tutti gli step del giorno precedente e mi chiedo cosa posso aver sbagliato, preoccupandomi al contempo di non sapere assolutamente cosa fare per sbloccare la situazione. Ma poi ecco lo squarcio, la staffilata, la rasoiata sonora che mi distoglie da qualsiasi pensiero. C’è una canna del King, quella più a destra piazzata vicino al canneto, che sta per saltare via dal picchetto!



Suspence!
Scatto verso la canna ma mi fermo per correre subito indietro verso la tenda. «King, c’è! Oh, Dani, è la tua!», e mentre infilo il giubbetto di salvataggio sento la zip del suo sacco a pelo che mangia i dentini. «Vai tu, vai tu», lo vedo mettersi le scarpe e il giubbetto e allora ferro. Fermo la corsa del pesce che se ne sta andando dritto dentro le cannelle. «Pare un bel toro!». In pochi secondi la canna passa nelle mani di Daniele, io mi precipito verso la mariposa per slegarla, circumnavigare un grosso ciuffo di canneti e raggiungere finalmente il socio. Partiamo così verso il largo con il motore a manetta, sotto gli occhi stupiti di un addetto alla raccolta dei rifiuti che sta cambiando il sacco della spazzatura di un cestino e di cui non ci eravamo minimamente accorti. «E se ci frega il portafoglio?». «Vai, andiamo su ’sto pesce!». La canna ha una piega bella decisa – parentesi: come fa a non piegarsi una Solar Talisman da 2,75 libbre? – e la lenza punta direttamente dentro il canneto. Senza perdere la calma manovro la barca portandomi perpendicolare alle cannelle, in modo da offrire meno filo possibile all’intrico di croccanti foglie. La carpa è a galla, ce ne accorgiamo per una scodata poderosa che addirittura ci butta schizzi nel visto. «Oh, guarda che c’è un altro filo! Cavolo!». Dalla lenza del King parte un altro trecciato che va a finire nel bel mezzo delle cannelle: cosa ci sarà attaccato? Decido di forzare la situazione, dico al King di dare un ultimo strattone alla carpa per tirarla dalla vegetazione. Il socio è bravissimo: colgo l’istante giusto e faccio scivolare la rete sotto la carpa, alzandola velocemente per non darle via di fuga. «C’è!». Mi complimento con il King che inizialmente non riesce a proferire parola: è la sua prima carpa di Endine e capisco benissimo come si possa sentire. Per di più non è piccola, anzi. «È piccola, dai». «No, King, è una bella bestia». «Ma dai, sarà quattro chili, è più piccola della tua dell’anno scorso». «Impossibile, questo torello qua farà almeno 7-8 chili». «Ma va, è più piccola!». «Vabbè Dani, ma stiamo qui a discutere del peso o scopriamo da dove arriva quest’altro filo?». Abbasso lo sguardo e vedo che nella rete, insieme con la carpa, “nuota” un bellissimo spinnerbait Molix perso forse da neanche un paio di giorni. Nuovo, in pratica. «Perfetto, amigo», dico al socio mentre libero le due lenze,« te la carpa io l’artificiale. Valore di mercato diciotto euro». «Ma sei un pezzente…».

È solo l’inizio
Si potrà ben immaginare lo stato d’animo che ci coglie nei minuti successivi. Perché un pesce di Endine è comunque un pesce di Endine, se poi è il primo rischi veramente di non capire più niente. E abbiamo davanti una carpa sognata, cercata e presa, un trofeo che va a mettere il sigillo di qualità a una strategia ragionata e a una ricerca minuziosa dello spot giusto. È il giusto premio per un pescatore accorto, concentrato sull’obiettivo. Uno che ha passato un’ora in barca da solo esclusivamente per calare quella canna, in quello spot preciso. E il bello è che non sarà una sola…

(continua)

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