giovedì 24 gennaio 2013

It's all about the benjamins, baby

Ovvero: soldi, soldi, soldi. Tanto per non farci mancare nulla, ecco un'altra bella notizia che riguarda le nostre tasche di pescatori. Da quest'anno per pucciare le lenze nelle acque della provincia di Como, esclusi i "privati" Montorfano, Segrino e Pusiano, bisognerà pagare un permesso in più. Sì: 22,72 euro di licenza regionale, 27 euro di tesserino Fipsas e, udite udite, 50 euro per il "permesso annuale di tipo B", valido in tutte le acque dall'1 gennaio al 31 dicembre 2013. Ah, però. Ma a chi vanno i 50 euro? Ancora alla Fipsas, tramite la Aps Como, come riporta il regolamento pubblicato su internet qui: "Per pescare nelle acque della Provincia di Como, con l'esclusione del Lago del Segrino, del Lago di Pusiano e del Lago di Montorfano, occorre essere associati all'APS COMO (o ad un'altra sezione provinciale della Fipsas) ed essere in possesso dell'apposito permesso rilasciato dall'APS COMO". Ciumbia. 50 euro di qua, 50 di là, e non è che oggi si stia navigando in acque troppo tranquille. Certo, come riporta il sito della Provincia, i soldi saranno destinati a svariate attività, come la gestione dell'incubatoio di Valmorea, i ripopolamenti e la posa delle legnaie per i persici. Ben vengano progetti seri e concreti che coinvolgono le acque pubbliche! Quello che mi chiedo, però, è: a cosa servono i 27 euro che diamo già alla Fipsas tutti gli anni? 50 euro non mi sembrano pochi, considerando che con la stessa cifra (o poco più) a Milano si può pescare in alcune cave private 365 giorni su 365. Non sono nessuno per giudicare, ci mancherebbe. Sono però un pescatore che, tra un permesso e l'altro, arriva a spendere più per diritti di pesca che per l'attrezzatura. Non va bene. E non lamentiamoci poi se la gente va nei laghi a pagamento: se le acque pubbliche rimangono tali (inquinate, sporche, poco sicure, poco pescose) i pescatori della "massa", così come i ragazzi alle prime armi, non ci andranno più e impareranno a pescare nella pozza piena di trote-pollo sotto casa piuttosto che al Lago di Como. Non è un luogo comune: è così. Perché «se devo pagare, almeno fatemi prendere qualche pesce!». Così i laghi che una volta erano sinonimo di libertà e di pura pesca diventeranno territorio di elite. Selezionate dal portafogli. Bella storia. Vedremo come andrà a finire.

lunedì 14 gennaio 2013

2013: propositi, idee, progetti (e un po' di salute)

Come si dice? Buon anno nuovo... Ah, già. Me l'ero scordato o forse quel "buon" su di me ha un effetto diverso. Due settimane del 2013 già passate e ho messo il muso fuori di casa praticamente solo oggi. La salute: è un luogo comune dire che conta più di ogni altra cosa. Ma è la verità: se non stai bene, come è capitato a me in questi giorni, non fai un piffero. Perfino riposare o leggere, l'attività più rilassante concessa all'umana specie, ti mettono in difficoltà. Figuriamoci portare avanti i propositi (mettere a posto certi atteggiamenti, trovare un lavoro decente, dimagrire, ricominciare a sciare, fare un viaggio in Usa), dare concretezza alle idee (approcci innovativi in pesca in spot "vecchi", nuove strategie di allenamento, dare più concretezza ad alcune cose on-line) o innestare la marcia giusta per i progetti (editoria, sempre dannata editoria... o "salgo" in politica, come va di moda oggi tra le grandi penne, oppure mi tocca sudare e mandare giù bocconi amari se voglio continuare a fare il giornalista/redattore). Quindi, cosa mi auguro per il 2013? Salute, salute e salute. Basta raffreddori, basta tosse e mal di gola, basta asma o infortuni in campo: mi piacerebbe alzarmi ogni mattina bello tonico, pronto ad affrontare qualsiasi cosa. Il resto viene da sé. Le pescate in nuovi spot, magari in quei due grandi laghi che punto da anni, gli enduro annuali già programmati, le attività con il club, le nuove acque da battere costantemente e le vecchie sfide parzialmente vinte che si ripropongono sempre diverse anche quest'anno, il libro che ho in testa e che voglio scrivere ma anche tutto il divertimento delle pescate tra gli amici, giusto per citare la parte "divertente" della vita: se l'acqua continua a scorrere senza soste (ovvero c'è la salute), non importa se ci tocca superare le curve, i salti, le cascatelle, o qualche sasso un po' più grandicello che, fondamentalmente, è anche adrenalinico. Si va e non ci si ferma. La garanzia di scorrere fino al nostro mare: è proprio questo ciò di cui tutti noi abbiamo bisogno oggi.

lunedì 24 dicembre 2012

Auguri sinceri


Natale, Capodanno, Epifania: buone feste a tutti gli amici veri con la "malattia" della pesca. E a voi che, silenziosamente, leggete e apprezzate il mio blog. Non vi conosco di persona, vorrei farlo, forse capiterà. Allora ne approfitto per augurare, con questa foto per me significativa scattatami lo scorso anno dal mio amico-maestro Giulio, gioia, serenità e un sereno futuro a tutti. Ce n'è bisogno!

lunedì 17 dicembre 2012

Fiera di Ferrara: si può fare ancora meglio

Seconda edizione, seconde impressioni. Quest'anno non da insider ma da semplice osservatore. Senza dubbio l'impatto è migliorato: più stand (sia negozi, sia aziende), più frenesia e, naturalmente, una struttura decisamente più efficiente rispetto a quella di Carpitaly. Nonostante il meteo non favorevole - ma di certo non paragonabile al disastro dello scorso anno - c'è stata anche una buonissima partecipazione di pubblico. Mettiamola così: quella di Ferrara è ormai una vera fiera della pesca, c'è, e bisogna farci i conti. Corollario: può migliorare e speriamo che lo faccia, per non risultare poi un doppione più "elegante" di Gonzaga. Note dolenti? Sì, qualcuna...

lunedì 10 dicembre 2012

Grammo più, grammo meno

Sono passati nove anni. Sì, nove. Dall'ultima notturna sotto zero. Dove potevo essere? Pusiano, un classico. 23 dicembre, notte secca al paese, temperatura -10°C. Lo ricordo come se fosse ieri. Mi dissi: «Mai più». Sofferenza, non pesca. Immobilità, non azione. Nervosismo, non relax. Lo stesso pensiero mi ha sfiorato venerdì scorso, mentre guardavo la linea del termometro accorciarsi minuto dopo minuto. 3, 2, 1, un countdown manco fosse capodanno. 0, -1. «Fermati, dai...». -2, -3, -4. «Mai...». -5, -6, -7. «... più?!». Ma che fai, torni a casa? Ripensi alla pescata di tre settimane prima e ti ricordi che sei qui a onorare una finale. Fa freddo, è vero, ma l'esperienza ti ha insegnato una cosa: è cruciale l'organizzazione. Coprirsi, mai cedere alle sensazioni di calore, mai sudare, cambiare gli abiti umidi, mangiare bene, non bere alcolici e allestire un campo che ti permetta di rimanere al riparo dall'umidità, sopra e sotto. Fatto questo, puoi pensare a pescare. E magari a lottare un po' di più in quella che è fondamentalmente una gara, dove se non fai risultato non importa, ma se lo fai è meglio. Se poi lo ottieni combattendo fino all'ultimo minuto, facendoti sfuggire l'alloro per pochi etti, si chiude il cerchio e quel "mai più" assume una sfumatura diversa. Rimane ancorato al passato, ai ricordi di nove anni fa. Lì, ghiacciato come il le canne e i mulinelli al risveglio. A futuro ricordo di quello che non si deve fare. Insomma, ecco la cronaca della nostra finale all'enduro invernale del Lago di Salasco.